Galileo Galilei
Galileo Galilei nasce a Pisa il 15 Febbraio del 1564. Si dedicò agli
studi di matematica. Costruisce per conto suo il cannocchiale e lo
perfeziona. Accusato di eresia per il suo copernicanesimo e denunciato
al Sant’Uffizio, viene processato a Roma nel 1616 e gli viene ingiunto
di non diffondere le teorie incriminate. Nel 1623 sale al trono
pontificio, col nome di urbano VIII, il cardinale Barberini amico di
Galileo. Questi ripreso coraggio scrive il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”
che costituiva una serrata difesa del copernicanesimo. Nuovamente
processato nel 1633 Galileo venne condannato al carcere a vita e costretto all’abiura. Nella solitudine del
confine scrive la sua opera più importante. Muore l’8 gennaio del 1642.
Immagine galileiana della scienza: la scienza non è più un sapere al servizio della fede, non dipende dalla fede (a Galileo non interessa dimostrare l’esistenza di Dio).
Galileo è considerato il primo scienziato in quanto stabilisce le regole del metodo. Egli divide la scienza e la fede:
la scienza di Galileo è dunque la scienza di un realista. Nel senso che la scienza è per Galileo la descrizione vera della realtà. Lo scontro tra Galileo e la Chiesa trova nella concezione realistica di Galileo la sua radice più vera e profonda
la scienza oltre a darci una descrizione vera della realtà può raggiungere gli oggetti, ed essere così oggettiva. La scienza è oggettiva perché s’interessa non delle qualità soggettive (colori, odori, sapori ecc.) che variano da uomo a uomo, bensì di quegli aspetti dei corpi che, essendo quantificabili e misurabili, sono uguali per tutti. La scienza potrà essere vera solo se saprà dividere le conoscenze e le qualità oggettive e soggettive. Dovrà affidarsi solo a quelle oggettive;
la scienza descrive la realtà (in termini matematici); ed essa è conoscenza e non ‘pseudofilosofia’ perché descrive le qualità oggettive (cioè primarie) e non quelle soggettive (secondarie) dei corpi. Lo scopo della scienza è quello di consegnare all’uomo il dominio della realtà, quindi non esiste la scienza senza l’uomo. La scienza deve essere in funzione dell’uomo. Il problema che nasce è chi è l’uomo (figlio di Dio, unico e irripetibile). Allora l’uomo è la fonte di ogni diritto (altrimenti sarebbe il potere), non è lecito pensare che la scienza non abbia come limite e come sorgente il mio diritto;
la scienza non affronta le essenze delle cose (il cos’è delle cose) ma è conoscenza oggettiva delle ‘affezioni’ o qualità quantificabili e misurabili dei corpi.
Immagine galileiana della scienza: la scienza non è più un sapere al servizio della fede, non dipende dalla fede (a Galileo non interessa dimostrare l’esistenza di Dio).
Galileo è considerato il primo scienziato in quanto stabilisce le regole del metodo. Egli divide la scienza e la fede:
- la scienza si basa sull’esperienza,
- la fede si basa sull’autorità delle scritture;
la scienza di Galileo è dunque la scienza di un realista. Nel senso che la scienza è per Galileo la descrizione vera della realtà. Lo scontro tra Galileo e la Chiesa trova nella concezione realistica di Galileo la sua radice più vera e profonda
la scienza oltre a darci una descrizione vera della realtà può raggiungere gli oggetti, ed essere così oggettiva. La scienza è oggettiva perché s’interessa non delle qualità soggettive (colori, odori, sapori ecc.) che variano da uomo a uomo, bensì di quegli aspetti dei corpi che, essendo quantificabili e misurabili, sono uguali per tutti. La scienza potrà essere vera solo se saprà dividere le conoscenze e le qualità oggettive e soggettive. Dovrà affidarsi solo a quelle oggettive;
la scienza descrive la realtà (in termini matematici); ed essa è conoscenza e non ‘pseudofilosofia’ perché descrive le qualità oggettive (cioè primarie) e non quelle soggettive (secondarie) dei corpi. Lo scopo della scienza è quello di consegnare all’uomo il dominio della realtà, quindi non esiste la scienza senza l’uomo. La scienza deve essere in funzione dell’uomo. Il problema che nasce è chi è l’uomo (figlio di Dio, unico e irripetibile). Allora l’uomo è la fonte di ogni diritto (altrimenti sarebbe il potere), non è lecito pensare che la scienza non abbia come limite e come sorgente il mio diritto;
la scienza non affronta le essenze delle cose (il cos’è delle cose) ma è conoscenza oggettiva delle ‘affezioni’ o qualità quantificabili e misurabili dei corpi.

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